Come Helmut Newton (dei poveri però)

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Riassunti dal diario di bordo

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Quanto segue è stato generato automaticamente dalla piattaforma WordPress. Poiché mi sembra quanto di più folle e impensabile possa essere partorito da mente umana, penso sia carino pubblicarlo. Giuro che neanche una parola è stata scritta da me. Questi di WordPress stanno un po’ suonati …

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 3.100 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 5 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Buone feste

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Vacanze significa tempo di esperimenti, e quale miglior soggetto dell’albero di Natale? Ovviamente scherzo, ma cerco di rispettare il comandamento di Avedon:

Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi.

Ed ecco il risultato di una delle prove. Tre lunghe esposizioni, spaziate di uno stop e un terzo, miscelate con la tecnica HDR. Il risultato non mi dispiace affatto, e spero piaccia anche a voi.

Buone feste!

Albero_Natale_HDR

Post scriptum – E comunque il mio albero di Natale mi piace moltissimo. È ecologico (e non fa nulla per nasconderlo), non sarà foltissimo, ma è il nostro albero da quando sono un ragazzino. E soprattutto, è addobbato con amore. Ed è questa l’essenza del Natale.

Macchia d’inchiostro

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C’è una penna bellissima. Si chiama fountainPen.it 500 forum, ed è prodotta da Delta, una delle più famose aziende italiane produttrici di strumenti di scrittura. Una penna pensata, ideata e realizzata per celebrare i primi cinquecento utenti del forum.fountainpen.it, il punto di riferimento italiano per gli appassionati ed i collezionisti di penne stilografiche. Lo frequento da qualche tempo (sì, tra i tanti ho anche il vizio delle belle penne), e quando sono stato invitato – proprio grazie a queste mie pagine – a scattare le foto da utilizzare nella sua recensione ho accettato senza pensarci due volte. Il testo è dell’amico Alessandro “vikingo60”; le immagini sono, come detto, mie.

E’ con molto piacere e profonda emozione che propongo una recensione della nostra penna, la Delta Fountainpen.it 500 Forum. Una penna fortemente voluta da uno dei nostri amministratori, Daniele, e da tutti noi. La sua pertinacia è stata incredibile e ammirevole, come lodevole è stata la piena disponibilità della prestigiosa azienda Delta, che ha utilizzato questa occasione per dare il meglio di sé. Si doveva fare qualcosa di originale, con caricamento classico a stantuffo, che coniugasse due estremi difficilmente conciliabili: la classicità e la modernità, il tutto ad un prezzo accessibile. A mio avviso, il tentativo è pienamente riuscito.

La forma della penna è tronca. È costruita in resina tornita da barra piena; ciò rende la penna più robusta e più pregiata, con rifiniture perfette, essendo totalmente assenti anche i minimi segni di lavorazione. Le rifiniture sono rodiate; l’unica doratura è sul centro della veretta alla base del cappuccio. La resina scelta è di un bellissimo ed elegante colore grigio screziato.

Il cappuccio, rigorosamente a vite, presenta una testina in metallo satinato che riporta il simbolo del nostro forum, mentre sulle altre Delta c’è il logo della casa, quello dei due pennini contrapposti. La clip, molto pratica, è inserita sotto la testina; intorno c’è un anello rodiato a filo di superficie, cioè non sporgente. La clip termina con la classica rotellina che facilita l’innesto nel taschino. Alla base del cappuccio c’è una veretta rodiata, con al centro un rilievo sporgente dorato, su cui è riportato posteriormente 500, e anteriormente fountain Pen.it forum. Posteriormente al cappuccio è inciso il numero di serie.

Il corpo penna presenta, nella parte terminale, un copri fondello a vite, che copre l’accesso al pomello di comando del pregevole meccanismo di carica a pistone. Al contrario della serie Dolcevita (che è l’unica, anche di Delta, ad averlo), manca la filettatura in metallo all’interno del copri fondello, che sarebbe stata preferibile; ma bisogna notare che il copri fondello della FP 500 è più piccolo, e si sarebbe dovuta assottigliare troppo la parte.

Andando verso il centro del corpo la circonferenza della penna aumenta, fino alla finestra trasparente d’ispezione per l’inchiostro, che rimane parzialmente visibile anche a cappuccio chiuso. Superata la finestra trasparente c’è un piccolo restringimento, non spigoloso, che conduce all’impugnatura della penna.

Il gruppo scrittura è composto da un alimentatore in plastica e dal pennino Fusion, una nuova creazione di Delta lanciata proprio su questa penna. Il pennino Fusion è composto da una base in acciaio sulla quale è saldata una placca in oro giallo 18 K/750; alla base di essa è riportata la gradazione, nel mio caso M. Il pennino è munito di foro di sfiato centrale circolare. L’unione dei due metalli,secondo quanto dichiarato dalla Casa, avrebbe la funzione di sfruttare le diverse caratteristiche termiche di entrambi, assicurando così un miglior flusso d’inchiostro e rendendolo anche più fluido per leggero riscaldamento.

L’estetica, i materiali e le rifiniture sono perfetti: voto 10 con lode! Il sistema di caricamento, come già detto, è a stantuffo. Quest’ultimo è il già noto stantuffo Delta in ottone, di ottima qualità, munito del sistema di sicurezza che evita forzature in fase di riavvitamento, quando cioè il pistone risale nella parte non visibile. La testa del pistone ha tre labbri di tenuta, per scongiurare il più possibile il rischio di trafilaggi nella camera del meccanismo. A fine corsa si avverte quindi un ticchettio; tale sistema, come già detto, costituisce una raffinatezza tecnica ed è usato solo da pochissime case blasonate, come ad esempio Tibaldi.

La prova di scrittura è preceduta come al solito dal caricamento per tre volte con acqua fredda, che fuoriesce pulita. La capacità del serbatoio è impressionante. L’inchiostro da me usato per caricare la penna è il Delta Nero inviato in omaggio (pensiero molto gentile); come è noto, rispetto ad altri, tale inchiostro non è un campione per fluidità e tonalità, risultando in genere un po’ grigio.
Il flusso si rivela invece molto abbondante (come piace a me!), ma molto preciso e controllato. Il pennino M scrive con un tratto un po’ più largo degli abituali pennini M di Delta. La sensazione di scrittura offerta da questo pennino è meravigliosa: nessuna falsa partenza o esitazione, scrittura pronta con flusso abbondante. La penna vola letteralmente sul foglio. Evidentemente il pennino mantiene quanto promesso dalla Casa, oltre al fatto che forse è stato adottato un alimentatore con il canale per l’inchiostro più ampio. Credo che tranne qualche eccezione questo flusso abbondante, ma molto ben controllato, possa accontentare anche coloro che amano i pennini più sottili, che saranno in tal modo più scorrevoli e confortevoli. Voto di scrittura: 10 con lode!

In conclusione: la nostra penna celebrativa, pur essendo di fatto un’edizione limitata, è molto sobria e non contiene alcun elemento pacchiano. Inoltre, la sua linea riesce a mettere d’accordo, come già detto, gli amanti della classicità, come il sottoscritto, e quelli del moderno. Altro vantaggio è che la penna contiene anche un elemento innovativo, il pennino Fusion, montato da Delta per la prima volta e che  va particolarmente d’accordo con questo strumento quanto a estetica. C’è poi la manovrabilità: nonostante le dimensioni generose, la penna è molto manovrabile, in quanto i pesi sono ripartiti in modo ottimale. Si possono quindi comodamente affrontare lunghe sessioni di scrittura senza stancarsi, grazie anche alla comoda impugnatura. È possibile calzare il cappuccio posteriormente, ma in tal modo la penna diventa molto lunga e si sbilancia un po’.

(La recensione originale si trova qui; non mi resta che ringraziare Daniele e Alessandro per avermi consentito di pubblicarla in questo articolo.) 

B&W blues

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Meno siamo, meglio stiamo. Lo abbiamo detto tutti, almeno una volta. Certo, sempre con un po’ di rammarico. Perché è nello spirito dell’organizzatore collegare la riuscita di un evento alla quantità di pubblico che vi partecipa. E quelle quattro parole, meno-siamo-meglio-stiamo, celano la segreta speranza che l’evento in oggetto, quello al quale avrebbe dovuto partecipare un sacco di gente ma che purtroppo viene riservato a pochi invitati, possa essere descritto con una sola parola: straordinario.

Ebbene, non temo smentite affermando che tale speranza è stata esaudita, quando mi riferisco al Silvi Rock Wine & Blues LE 2012. LE sta per Limited Edition, perché il festival, quest’anno, è andato in scena del ridotto di piazza San Nicola a Silvi. Più che una piazza, una bomboniera, con il pubblico stretto da un lato dall’Adriatico, e dall’altro da cinque artisti che non hanno bisogno di presentazione. La splendida voce di Demetria Taylor veniva accompagnata da Luca Giordano alla chitarra, da Fabrizio Ginoble alle tastiere, da Walter Cerasani al basso e da Luca Mongia alla batteria.

Cinque che valgono per dieci: tra blues standards, pezzi originali e nuove interpretazioni il tempo è volato. Con me in mezzo a loro, a fotografarli. Il paradiso del fotografo:  nessun palco, nessun pass; la libertà completa di scattare, sempre nel rispetto degli artisti e del pubblico ma con il solo limite della mia fantasia.

Ho scattato fino a riempire la compact-flash della macchina. Quasi sempre a tutta apertura, aiutandomi con il flash, a ISO 1600 – 3200. Con in testa il bianco e nero. Non avevo mai avuto a che fare con una serie così grande di file: è già complicato convertire una sola foto, gestirne quasi quaranta è stato veramente impegnativo. Ma posso dirmi soddisfatto del risultato, e qualche foto mi sembra davvero interessante. Io ho le mie preferite; le vostre quali sono?

Alla sera

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Forse perché della fatal quïete
tu sei l’immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

Che tramonto, ragazzi!!!Aprite la foto, è piuttosto grande. Mostra esattamente quanto i miei occhi vedevano il 25 giugno scorso, verso le 21, affacciandomi dal balcone di casa verso nord-ovest. La macchina fotografica mi consente di mostrare lo spettacolo che ammiravo; per trasmettere quanto il mio cuore provava posso solo ricorrere a questi versi di Ugo Foscolo, tratti dalla raccolta Sonetti (1803). Invidio quanti riescono a coniugare versi e immagini; io posso solo prendere spunto, o citare.

Just blues

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Ancora una volta Silvi ospita una straordinaria serata di blues acustico. La location (la terrazza di uno degli alberghi più alti della zona) aggiunge atmosfera all’eccezionalità della band; il solito Luca Giordano, infatti, è come al solito riuscito a raccogliere attorno a sé tre musicisti straordinari: Quique Gomez all’armonica e David Salvador al basso accompagnavano la star della serata, Jimmy Burns, vero mostro sacro del blues di Chicago.

Un’occasione più unica che rara di ascoltare, in un “assetto” intimo e raccolto, quel blues delle origini che risale dal delta del Mississippi fino alla capitale dell’Illinois. Unico neo della performance, se così si può dire, il non perfetto stato della voce di Mr. Burns; è però entusiasmante ascoltare Giordano e Gomez riempire i vuoti di voce dell’artista americano con le loro interpretazioni vocali. Come non citare poi l’exploit dell’armonicista spagnolo, che a metà serata decide di abbandonare microfono e amplificazione per accomodarsi in mezzo al pubblico cantando una delle sue canzoni più sofferte, fin dentro il bar dell’albergo!

Solo chi c’è stato può ricordare la bellezza della serata. Per quanti invece ne possono solo sentire il racconto, spero che queste poche immagini aiutino a percepirne in parte il mood.

Solita nota conclusiva: le foto sono state scattate in condizioni di luce pessime – o meglio, devo parlare di assenza di luce! La serata richiedeva questo tipo di illuminazione, è vero, ma cercare di portare a casa qualche scatto decente è stato un vero inferno: 3200 iso, flash, messa a fuoco affidata all’illuminatore a infrarossi.

Voglia di blues

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C’era una volta, e c’è ancora, il più bel festival blues-rock dell’Abruzzo costiero. Si chiamava Rock Wine & Blues, e in quel di Silvi deliziava l’orecchio e il palato di quanti vi partecipavano.

La crisi ha mietuto vittime eccellenti, e anche questa magnifica manifestazione ne ha pagato le conseguenze. Solo la volontà degli organizzatori è riuscita a mantenerla in vita, sebbene in una forma molto – troppo – ridotta (e non per colpa loro); per ricordare come è stata, e come – sono sicuro – potrà essere di nuovo, ecco finalmente pubblicata qualche immagine della manifestazione dell’anno scorso.

Si tratta di scatti privati e personali, raccolti più per prova che per effettivi fini artistici. Ma mi accorgo che in qualche modo raccontano una storia, perché guardandoli riesco a risentire la bellissima musica che ho ascoltato quella sera. Li aggiungo quindi a questi miei appunti, e mi illudo che possano avere lo stesso effetto su chi legge.

Una nota. Queste foto rappresentano la mia prima esperienza fotografica alle prese con un concerto su palco (e si vede), con un’attrezzatura che poco si adatta alle esigenze di questo tipo di situazione. Ho scattato infatti esclusivamente con il mio 85 f/1,8 (il mio “tele”, si fa per dire), con aperture tra f/1,8 e f/3,2 (per una profondità di campo quanto meno decente), e tempi bloccati a 1/100 s (visto che ‘sti scalmanati non si stavano fermi – sic!). Queste condizioni mi hanno imposto sensibilità ISO alte, e si vede. Anche la composizione è stata molto limitata dalla mia condizione di fotografo non accreditato, e solo il crop mi ha consentito di aggirare in parte il problema. Ho profondamente invidiato gli omini col pass al collo … Vedrò di rifarmi in futuro.

Gli scatti che ho ritenuto ridondanti o troppo imperfetti sono in un album sul mio profilo facebook.

Aspettando gli uomini di ferro …

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Con lentezza, tra fallimenti rischiati e brutte figure (Giochi del Mediterraneo e Huge Wineglass su tutti), Pescara cerca di diventare una città internazionale. È nello spirito del pescarese tipo lamentarsi e criticare, ma sotto sotto ne siamo orgogliosi un po’ tutti. Tra appuntamenti ormai storici (il Pescara Jazz), e eventi sportivi un po’ decotti (il Trofeo Matteotti), passando per exploit piuttosto inattesi (il Pescara in serie A), negli ultimi due anni l’IRONMAN 70.3 ITALY sta provando a diventare un appuntamento fisso di fine primavera.

Derivata dal triathlon, l’IRONMAN è la disciplina più selettiva (e a mio avviso folle, ma sono uno di quelli che in fondo crede che lo sport faccia male) del pianeta. Si presenta a Pescara in versione “corta”, richiedendo agli atleti di nuotare per un paio di chilometri (in mare), di rilassarsi con 90 km in bici, e di corricchiare poi per 21 km e rotti, ovviamente nel minor tempo possibile.

Roba da uomini di ferro, c’è da riconoscerlo. Quest’anno l’appuntamento è per domenica prossima, 10 giugno. Nell’attesa, ecco qualche scatto dell’anno scorso.